I
Trattati di Roma e di Maastricht
Il 25 marzo 1957 i ministri plenipotenziari di Belgio, Repubblica
Federale Tedesca, Francia, Italia, Lussemburgo ed Olanda - i sei
paesi che nel 1951 avevano già dato vita alla Comunità
Europea del Carbone e dell'Acciaio - firmano a Roma, in
Campidoglio, il Trattato che istituisce la Comunità
Economica Europea. Attualmente vigente, il Trattato è il
riferimento normativo fondamentale del processo di integrazione.
Nell'arco di quasi mezzo secolo, l'avanzamento di questo processo è
infatti sempre passato per delle modifiche al testo originario del
Trattato. Tali modifiche hanno, in primo luogo, riguardato la
composizione delle istituzioni comunitarie, in modo da riflettere
il progressivo aumento del numero di Stati membri - giunto, il 1°
maggio 2004, a venticinque. In secondo luogo la disciplina degli
ambiti politici di intervento comunitario ha costantemente
accentuato il carattere sovranazionale, presente allo stato
embrionale nel testo del 1957.
I più importanti documenti di modifica al Trattato di Roma sono l'Atto Unico europeo, del 1986, il Trattato di Maastricht, del 1992, il Trattato di Amsterdam, del 1997, ed il Trattato di Nizza, del 2000. In particolare, il Trattato di Maastricht, o Trattato sull'Unione Europea, ha modificato l'intestazione del Trattato di Roma, sostituendo la denominazione Comunità Economica Europea con la più generica Comunità Europea, a sottolineare come le politiche comunitarie non limitino più la propria azione alla sola sfera economica. Alle norme di modifica del Trattato di Roma, il Trattato di Maastricht accompagna la creazione di un'Unione politica tra gli Stati membri della Comunità. Affianca così alla costruzione politico-istituzionale sovranazionale del Trattato di Roma due "pilastri" di azione intergovernativa, nel campo della politica estera e di sicurezza comune e nel campo della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.
Nel Trattato che istituisce la Comunità Europea, le regioni vedono pienamente riconosciuto il proprio ruolo di unità territoriale fondamentale nella programmazione di uno sviluppo socio-economico armonioso e su scala continentale. A livello istituzionale ciò avviene attraverso la creazione di un Comitato delle Regioni (artt. 263-265), con funzione consultiva. Le politiche di Coesione economica e sociale (artt. 158-162) garantiscono, d'altra parte, che l'azione comunitaria, in tutti i settori previsti dal Trattato, non risulti inficiata dai differenti livelli di sviluppo, propri di ogni area geografica. Le regioni rappresentano, in tal senso, l'unità territoriale di riferimento per le politiche di correzione del ritardo socio-economico.
Il 31 luglio 2008 la Camera dei Deputati, dopo l'approvazione del Senato della Repubblica del 23 luglio,(con 551 voti favorevoli e nessun contrario) ha espresso sul Trattato una unanimità di consensi.
Via libera, dunque, al disegno di legge n. 759, recante "Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni".
La Costituzione e la Carta dei Diritti
Il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa è stato firmato il 29 ottobre 2004, a Roma, dai Capi di Stato e di Governo e dai Ministri degli Esteri dei venticinque Stati dell'Unione e di tre Paesi candidati. Il documento sintetizza al proprio interno le disposizioni del Trattato che istituisce la Comunità Europea e del Trattato sull'Unione Europea, con significativi elementi di innovazione che accentuano il carattere sovranazionale dell'Unione. Il testo è stato redatto dalla Convenzione sul futuro dell'Europa - istituita dal Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001 - e successivamente modificato da una Conferenza Intergovernativa. Il Trattato entrerà in vigore soltanto al completamento del processo di ratifica da parte di tutti gli Stati firmatari, secondo modalità fissate dalle rispettive Costituzioni. Il termine del 1° novembre 2006, fissato dal Trattato stesso per il completamento di tale processo, è stato però di fatto cancellato, nella primavera del 2005, dalla mancata ratifica referendaria di Francia e Olanda. Un dibattito sull'avanzamento del processo di ratifica è comunque previsto per il Consiglio europeo a presidenza austriaca - primo semestre 2006.
La Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea è stata proclamata in occasione del Vertice di Nizza - contemporaneamente, dunque, alla firma dell'omonimo Trattato - dai presidenti del Parlamento Europeo, del Consiglio dell'Unione e della Commissione. Non è, dunque, un trattato internazionale, sottoscritto dagli Stati membri e per essi vincolante, ma una dichiarazione di principi delle tre principali istituzioni europee, che si impegnano al rispetto di tali principi nell'ambito interno dell'azione comunitaria. Inserita come Parte II nel Trattato costituzionale, la Carta dei Diritti produrrà effetti nei confronti degli Stati membri solo in caso di conclusione del processo di ratifica di quest'ultimo.
Il 23 e 24 marzo 2000 si è tenuta a Lisbona una sessione straordinaria del Consiglio europeo. Le conclusioni del vertice hanno indicato gli obiettivi di massima di un programma decennale mirato a coniugare competitività economica e progresso sociale. Le conclusioni individuano, in particolare, nell'investimento in ricerca, innovazione, formazione e tecnologie dell'informazione, un elemento imprescindibile delle politiche di risanamento economico volte a coniugare efficienza dell'impresa e piena occupazione. La Commissione ha recepito le indicazioni del vertice in numerose comunicazioni, che rappresentano, di fatto, il principale quadro di riferimento del sistema di finanziamenti tematici per il periodo di bilancio comunitario 2000-2006.
A metà del percorso,preso atto degli scarsi risultati ottenuti,
il Consiglio Europeo decidendo il rilancio della strategia di
Lisbona ha chiesto ai singoli Stati Membri di redigere un piano
nazionale per crescita e occupazione indicando altresì le
misure e le riforme necessarie per avvicinarsi agli obiettivi
prefissati.
Ottemperando a quanto sopra il Consiglio dei Ministri italiano ha
dato vita ad un Comitato di Ministri, coordinato dal Ministro per
le Politiche Comunitarie con l'ausilio di un comitato tecnico e la
partecipazione di un rappresentante delle Regioni. Detto piano è
stato denominato
PICO.
Il Piano, illustrato nelle linee programmatiche dal Ministro
Emma Bonino nel corso della prima audizione presso la XIV
Commissione Politiche dell'Unione europea della Camera dei Deputati
sarà, ad ottobre 2006, oggetto di un rapporto che illustrerà
agli Organi Comunitari ciò che è stato fatto in attuazione dei
programmi, delle iniziative e delle misure
adottate.
Regolamenti finanziari e fondi
tematici
A differenza dei fondi strutturali, destinati a sostenere lo sviluppo di specifiche aree territoriali dell'Unione, i programmi di finanziamento tematici coprono, senza vincolo geografico, i diversi ambiti dell'azione comunitaria. Tali programmi sono - per la quasi totalità - direttamente gestiti dalla Commissione, che ne fissa, caso per caso, le norme di attuazione, ma sempre in riferimento alle norme fondamentali vigenti sul bilancio comunitario.
Rettifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1995/2006 del Consiglio, del 13 dicembre 2006, recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee ( GU L 390 del 30.12.2006)
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